Recensione: Kasabian – West Ryder Pauper Lunatic Asylum
C’era una volta la Madchester, quel movimento musicale nato a Manchester in grado di fondere rock, pop e musica house. Era la fine degli anni ’80. Un periodo d’oro per la città più industriale d’Inghilterra, che ha influenzato decine di gruppi inglesi. Fino ad arrivare ai giorni nostri. Fino ad arrivare ai Kasabian.
Se c’è infatti qualcuno che deve moltissimo alla Manchester degli Stone Roses e degli Happy Mondays, quello è sicuramente il gruppo di Tom Meigham e Serge Pizzorno.
West Rider Pauper Lunatic Asylum è il loro terzo album e arriva a tre anni da Empire. E conferma che ormai i Kasabian hanno un’identità ben precisa.
La ricetta sonora “madchesteriana” è più o meno sempre la stessa: canzoni rock orecchiabili arricchite da beat elettronici mai troppo invadenti. Anche se stavolta la ricerca di suoni più vintage è evidente, sin dalla copertina che cita Their Satanic Majesty dei Rolling Stones.
Ci sono più chitarre acustiche, e soprattutto diversi fiati e parti orchestrali. Come nella doorsiana West Rider Silver Bullet - che vede il contributo dell’attrice Rosario Dawson – e nell’ottima Secret Alphabets. Non mancano le classiche cavalcate alla Kasabian, come Underdog e Vlad the Impaler, uno dei pezzi migliori del disco. E c’è anche qualche passaggio a vuoto, come la scialba Thick as Thieves.
Un disco che dimostra quanto i Kasabian ci sappiano fare, anche se finora non hanno ancora fatto il vero salto di qualità. E per sapere se ci sarà in futuro non ci resta che aspettare.
Voto: 7
Tags: empire, kasabian, nuovo album, recensione, serge pizzorno, tom meigham, west ryder pauper lunatic asylum
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