Si chiama Beat the Devil’s Tatoo il nuovo album dei Black Rebel Motorcycle Club. Il disco, il quinto in studio per la band californiana, uscirà nei negozi l’8 marzo. Registrato al Basement Studio di Philadelphia, lo stesso dove era stato concepito Howl, Beat the Devil’s Tatoo vede per la prima volta la partecipazione del nuovo batterista Leah Shapiro, subentrato a Nick Jago, e sarà distribuito dalla casa discografica del gruppo, la Abstract Dragon.
Per promuovere l’album i Brmc hanno programmato un lungo tour, che farà tappa anche in Italia. Tre le date previste nel nostro paese: 7 maggio a Milano (Magazzini Generali), 8 maggio a Bologna (Estragon) e 9 maggio a Roma (Piper). I biglietti non sono ancora in vendita.
I Black Rebel Motorcycle Club hanno esordito nel 2001 con l’album omonimo e sono considerati uno dei gruppi di punta della scena rock americana. Da ricordare lo splendido Howl, album del 2005, che ha portato il gruppo verso sonorità più folk e tradizionali. L’ultimo album in studio del gruppo, The effects of 333, risale ad appena un anno fa ed è un disco sperimentale, strumentale e quasi rumoristico.
Oggi MusiKarma apre una nuova rubrica. Niente commenti, niente parole. Solo video, schegge scelte dal passato della musica leggera, più o meno “antiche”. Questa canzone è un classico per tutti i cani randagi. E non ha bisogno di altri commenti.
Volevano una svolta. Per questo gli Arctic Monkeys si sono lasciati alle spalle l’Inghilterra e hanno preso la strada verso il deserto americano. Ecco spiegata la scelta di affidare la produzione del loro terzo album Humbug a Josh Homme, leader dei Queens of the Stone Age e profeta dello Stoner rock. L’obiettivo era quello di adottare un sound vintage e psichedelico, in grado di dare al gruppo un’identità più matura rispetto all’Indie rock degli esordi.
Registrato tra il deserto del Mojave, Los Angeles e Brooklyn (dove ha contribuito al mixaggio anche l’altro produttore James Ford) il nuovo disco delle Scimmie è quindi un passo avanti coraggioso, ma forse troppo radicale. Alla lunga infatti si fa fatica a fare proprie le nuove canzoni, perché il punto di forza di Humbug è paradossalmente proprio la sua debolezza. Questo suono più duro, che ricorda i Black Sabbath e gli stessi Queens of the Stone Age, con il passare delle tracce dimostra tutti i suoi limiti. Non mancano alcuni brani ben riusciti: il singolo Crying lightning, l’apertura di My propeller e la piratesca Pretty visitors su tutte.
Ma è l’album nel suo complesso a non convincere: mancano i ritornelli, mancano le melodie che hanno fatto la fortuna degli Arctic Monkeys. Non bastano un paio di discrete ballate – Secret door e Cornerstone – a rompere la monotonia psichedelica quasi forzata che Alex Turner e soci cercano ossessivamente in ogni pezzo. Brani come Potion approaching o Fire and the thud si fanno apprezzare più per le atmosfere che evocano che per la loro effettiva qualità.
Stesso discorso per i testi: l’eloquenza di Turner, capace di creare quelle piccole ma efficaci storie di provincia come nell’esordio di Whatever people say, è sparita nel nulla. Insomma ai fan degli Arctic Monkeys è rimasta solo la polvere del deserto. Ma forse sentono già la mancanza della cara e vecchia pioggia inglese.
Capire Bob Dylan è difficile, spesso impossibile. Mai come negli ultimi tempi. Eccone l’ennesima prova: questo è Must be Santa, il nuovo video di Mr.Zimmermann estratto dall’utlimo album Christmas in the heart, uscito nei negozi il 12 ottobre scorso. Un disco di cover natalizie, i cui ricavati andranno in beneficenza all’associazione Feeding America.
Non è facile nasconere la sorpresa nel vedere l’ultima incarnazione del menestrello di Duluth. Più una leggenda del rock il signore che appare nel video, con tanto di cappello da Babbo Natale, sembra un fantasma uscito da un racconto di Dickens. Che dire riguardo alla canzone? Bob ha fatto di meglio, se ci concedete l’eufemismo.
Ai nostalgici degli anni Sessanta verrà un colpo. Diranno che si è venduto, che è vecchio, che è rincitrullito. Può darsi. Ma Dylan è così, prendere o lasciare. Non resta che chiedersi quale sarà la sua nuova mossa. Siamo convinti che nessuno la indovinerà.
Questo è solo un assaggio di quello che è stata capace di fare la nuova band di Thom Yorke, al suo esordio due sere fa all’Echoplex di Los Angeles. Un gruppo messo in piedi per divertirsi, a detta dello stesso Thom. Ma il risultato è davvero sorprendente, al di là delle più rosee aspettative. E il frontman dei Radiohead è apparso in forma come non mai.
I cinque – che oltre al folletto di Oxford sono il fido Nigel Godrich, Joey Waronker, Mauro Refosco e il bassista dei Red Hot Chili Peppers Flea – hanno arrangiato i pezzi di The Eraser come meglio non si poteva, trasformando i beat elettronici del disco in musica in carne e ossa. Non è mancato neanche il nuovo singolo Feeling pulled apart by horses.
Flea sembra davvero a suo agio al fianco di Thom, i due sembrano abituati a condividere il palco da anni. La band ha riservato anche diverse sorprese, tra cui qualche brano inedito come l’ottima Judge, jury and executioner. Peccato che l’esperimento duri solo tre date. A meno che Yorke non ci ripensi e trasformi questa bella scampagnata in qualcosa di più serio.
Gli Oasis ormai appartengono al passato, su questo ci sono pochi dubbi. Noel Gallagher ha lasciato la band il 29 agosto scorso, dopo il litigio con il fratello prima del concerto di Parigi al Rock en Seine. E con il passare dei giorni sembra sempre più difficile che possa ripensarci.
Ora il futuro è incerto: c’è la possibilità che Liam porti avanti la band anche senza il fratello, come ha accennato Tom Meighan dei Kasabian. E naturalmente sono ricominciate le solite voci sul disco solista di Noel, più volte annunciato e mai realizzato. A questo punto però le premesse ci sarebbero tutte. E non è escluso che “The Chief” sia già al lavoro sul progetto.
L’ALBUM - «Sto continuando ad accumulare sempre più canzoni. Ma non mi sembrano adatte al sound degli Oasis, potrei metterle nel disco solista al quale sto lavorando». Sono parole di Noel, e risalgono all’aprile del 2007 in un’intervista con il magazine Nme, ma potrebbe averle dette ieri. E quale direzione potrebbe prendere il progetto? Molti osservatori vedono in Gallagher il futuro Paul Weller, ma forse è un paragone che non calza. Il Modfather l’esperienza con i Jam e gli Style Council ha dato alla sua carriera una decisa svolta revival.
Noel Gallagher, quando è uscito dal circuito Oasis, ha sempre scelto la strada della sperimentazione. Basta pensare ai flirt con la scena elettronica inglese di fine anni ’90: Chemical Brothers, Goldie e Prodigy, giusto per citare qualche nome. Senza scordare il contributo alla colonna sonora del film X-Files. Anche negli ultimi anni il più maturo dei Gallagher ha dato segnali simili, affidando un remix del singolo Falling Down agli Amorphous Androgynous, il collettivo elettronico al tempo noto come The future sound of London.
Che sia questo dunque lo stile del suo disco solista? Può darsi, ma non è escluso che Noel decida invece di dare ampio sfogo alla sua vena semi-acustica più volte emersa anche con gli Oasis, come nel tour promozionale di Stop the Clocks. Due soluzioni molto diverse, ma molto affascinanti per diverse ragioni.
LE CANZONI - Non si sa ancora quali pezzi potrebbero esserci nell’album, ma si può fare qualche ipotesi. Ci sono diverse unreleased davvero interessanti negli archivi di Noel. Anzitutto la famosa Stop the Clocks, che il musicista di Manchester ha più volte definito «la miglior canzone che abbia mai scritto». Da quello che si sente nel demo uscito dalle registrazioni di Don’t believe the truth non sembra, anche se il pezzo ha buone potenzialità. Sempre da quella sessione è uscita invece Record Machine, che già così sembra grandiosa e che sarebbe un delitto non pubblicare. E che dire della vecchia Revolution song, scartata da Standing on the shoulder of giants? E del misterioso brano apparso nel documentario Lord don’t slow me down?
E poi ci sono i tre pezzi provati nei soundcheck del tour dell’estate scorsa: una è senza titolo, le altre due sono state provvisoriamente battezzate If I had a gun e Everybody’s on the run. Anche queste sembrano promettere bene. Insomma il materiale per un bel disco ci sarebbe. Chissà se vedrà mai la luce.
Cos’hanno in mente i Radiohead? Sono in molti a chiederselo, soprattutto tra i fan del gruppo. Prima le dichiarazioni di Thom Yorke al magazine The Believer, con le quali ha annunciato di non voler più fare album ma solo Ep o singoli digitali.
«Nessuno di noi – ha dichiarato Yorke – ha intenzione di ributtarsi nello stress creativo che richiede la registrazione di un intero album in studio. Ci ucciderebbe». Persino Phil Selway, il batterista del gruppo, sta registrando un disco solista.
Adesso è arrivata un’altra notizia: Thom Yorke ha fondato una nuova band assieme a Flea dei Red Hot Chili Peppers e al fidato Nigel Godrich. «Nelle ultime settimane ho messo insieme una band, per divertirmi a suonare I pezzi di The Eraser. Vediamo se funzionerà». Il gruppo è anche pronto per paio di date a Los Angeles. Ma questo è comunque un diversivo, una parentesi giocosa che poco ha a che fare con i Radiohead.
Fine degli album, dunque? Solo canzoni o Ep distribuiti online? Per ora pare di sì, anche se il gruppo di Oxford non è nuovo a clamorose autosmentite. Certo dopo In Rainbows il dado è tratto, la sfida alle major del disco è iniziata. E tornare indietro forse non è più possibile.
Si chiama «The Claw», l’artiglio. È alto 50 metri e largo 58. Ed è il palco su cui saliranno gli U2 stasera e domani, per la tappa milanese del loro «360° Tour». L’unica in Italia. Appuntamento allo stadio di San Siro, ore 19.30. A fare da gruppo spalla ci saranno gli scozzesi Snow Patrol.
IL PALCO- Chi è stato alla prima data a Barcellona, giura di non aver mai visto niente di simile. La struttura ha quattro gigantesche «zampe», sulle quali ci sono i diffusori audio. Al centro una barra video che ospita video e luci. In basso il palco a forma di cerchio dove suonerà il gruppo. È una struttura quasi fantascientifica, forse la più grande e ambiziosa mai concepita da un gruppo rock. Perfino più di quella utilizzata dai Rolling Stones per il loro «A Bigger Bang Tour». Per prepararlo i tecnici sono al lavoro a San Siro già da una settimana.
QUASI SOLD-OUT- Per Bono e soci questa è la quarta volta a Milano in 24 anni. Le due date di San Siro hanno fatto il tutto esaurito già da subito, e nei due giorni si prevede un’affluenza di oltre 150.000 persone. Ticket One però nei giorni scorsi ha rimesso in circolo alcuni biglietti. E se ne può trovare ancora qualcuno, a partire da 74 euro. La scaletta, stando ai brani suonati a Barcellona, dovrebbe prevedere diversi pezzi dall’ultimo album «No line on the horizon». Ma non mancheranno classici come «With or Without», «One»e «Sunday Bloody Sunday». Previsti anche video e spezzoni audio in omaggio a Michael Jackson. Insomma un grande spettacolo, anche al di là della musica.
Tecnici al lavoro su The Claw a San Siro
POLEMICHE SUL RUMORE- Risolta nel frattempo la questione dei decibel. L’ordinanza presentata ieri dall’Assessore Giovanni Terzi al Comune di Milano, in cui veniva richiesto di alzare il limite da 78 a 80, verrà firmata oggi dal sindaco Letizia Moratti e dal prefetto Gian Valerio Lombardi. Il motivo? Questioni di ordine pubblico, fa sapere il sindaco. Si teme infatti la reazione di 150mila fan, che già nei giorni scorsi si erano lamentati.
TRASPORTI EXTRA- In occasione del concerto l’ATM prolungherà il servizio. A partire dalla M1. Sei treni aggiuntivi si inseriranno nella programmazione dopo l’ultimo treno ordinario ed effettueranno la tratta Lotto-Gorla. L’ultima partenza da Lotto in direzione Gorla è quindi prevista per l’ 1.10. Aumentano anche le corse in superficie sulle linee 16 e 12. Inoltre sei navette effettueranno il servizio tra via Bisceglie, l’ospedale San Carlo e lo stadio dalle 17 alle 21 per l’afflusso e otto bus dalle 23,30 all’1,30 per l’uscita dal concerto. Nelle stesse fasce orarie rispettivamente 9 e 15 bus tra via Molino Dorino, piazza San Leonardo e lo stadio.
Questo Blog è curato da Giovanni Ansaldo, giornalista praticante che frequenta il Master in Giornalismo dell’Università Statale di Milano. MusiKarma è soprattutto un blog di musica, che ospita recensioni e curiosità. Ma non solo. Il sito si occupa anche di cultura, cinema, società.